VIVISPETTACOLO 2026/2027
Dal 6 al 22 NOVEMBRE 2026
Venerdì e Sabato ore 21
IL MALATO IMMAGINARIO
di Molière
Versione di Carlo Emilio Lerici
liberamente ispirata all’adattamento di Constance Congdon
Regia Carlo Emilio Lerici
Con Edoardo Siravo
e con Francesca Bianco, Roberto Tesconi, Gabriella Casali, Tonino Tosto, Susy Sergiacomo, Giuseppe Cattani, Francesca Buttarazzi, Andrea Bezzi, Alessandro Pizzuto
Musiche Davide Cavuti – Scene Giuseppe Lorenzo – Costumi Annalisa Di Piero
Produzione TEATRO BELLI DI ANTONIO SALINES
Il Malato Immaginario torna in scena come una macchina teatrale senza tempo, capace di attraversare i secoli e parlare con sorprendente lucidità al presente. La nuova produzione del Teatro Belli sceglie di abitare un luogo sospeso, un primo Novecento immaginario che non è semplice ambientazione storica, ma spazio mentale, simbolico ed emotivo. Un tempo di passaggio, fragile e instabile, proprio come il protagonista che lo abita. Argante, interpretato da Edoardo Siravo, è un uomo prigioniero della paura. Paura del corpo che cede, del tempo che passa, della morte che incombe. Attorno a lui si muove una galleria di personaggi che questa paura la coltiva, la sfrutta e la trasforma in sistema. La loro pedanteria, unita alla pedanteria rituale della farmacista che somministra pozioni e clisteri come fossero cerimonie sacre, trasforma la casa di Argante in un tempio dell’assurdo, dove la cura è solo un altro modo per esercitare potere. La medicina e la farmacia, più che guarire, alimentano una dipendenza, creando un linguaggio incomprensibile che isola il malato dalla realtà. Molière ride, ma la sua risata è affilata: ciò che viene messo in scena non è solo l’inganno, ma il bisogno umano di delegare la propria fragilità a un’autorità esterna, che siano medici arroganti o avidi consanguinei. Al centro dell’azione si staglia Tognina, interpretata da Francesca Bianco. Serva, maestra, coscienza critica. È lei a muoversi tra le pieghe dell’inganno, a smontare la finzione con l’arma dell’intelligenza e dell’ironia. Erede diretta della commedia dell’arte, Tognina è la forza vitale che attraversa la scena, il principio di verità che si oppone alla paura. La regia di Carlo Emilio Lerici si muove lungo una linea chiara: restituire al classico la sua forza originaria, liberandolo dalla patina museale. Un teatro popolare e colto, leggero e necessario. Un teatro che diverte, ferisce, illumina. Un teatro che ci riguarda.
Il 17 febbraio del 1673 Molière, che interpretava Argante, portò a termine la rappresentazione di questa commedia nonostante il suo grave stato di salute, morendo infine poche ore dopo.