Spettacoli

Aggiungiamo costantemente gli spettacoli più popolari e le novità più elettrizzanti con il carnet VIVISpettacolo. Al cinema e a teatro, c'è sempre una nuova emozione da vivere.

Il carnevale degli insetti
Il carnevale degli insetti
VIVISPETTACOLO 2025/2026 Una favola ironica, pungente e poetica, tra musica e parole, per dare voce – e zampa – agli invisibili protagonisti del nostro pianeta: gli insetti. Arriva a Roma Il carnevale degli insetti, spettacolo tratto dal manifesto ambientalista e satirico di Stefano Benni. Sul palco Amanda Sandrelli e Paolo Giovannucci prestano voce e corpo a farfalle, api, ragni, zanzare, tarli e coccinelle in un mondo capovolto, dove sono loro a osservare e giudicare l’umanità. Tra giochi di parole, neologismi e poesia, gli insetti sfilano in un carnevale grottesco e brillante, rivolgendosi a una specie – la nostra– troppo distratta per accorgersi della meraviglia che brulica ai suoi piedi e vola sopra la sua testa. La colonna sonora è affidata all’eclettismo dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, diretta da Enrico Fink. Con musicisti provenienti da dodici diversi Paesi, l’ensemble incarna un laboratorio permanente tra musica e cittadinanza e offre una sonorità vibrante e variegata, capace di accompagnare il racconto con ironia, profondità e visione. Con la regia di Paolo Giovannucci, i costumi di Giuliana Colzi e le scene di Lucia Baricci, Il carnevale degli insetti è un invito a cambiare punto di vista, a guardare in basso – e dentro – per riscoprire l’incredibile ricchezza della natura e riflettere, con leggerezza e intelligenza, sul destino dell’uomo e del pianeta.
4 date disponibili
09/04/2026 - 12/04/2026
Teatro Vittoria
IL POMO DELLA DISCORDIA
IL POMO DELLA DISCORDIA
VIVISPETTACOLO 2025/2026 di Luana Rondinelli Regia Nicola Alberto Orofino Con Barbara Gallo, Egle Doria, Laura Giordani, Luana Rondinelli Aiuto Regia Gabriella Caltabiano – Scene e Costumi Vincenzo La Mendola – Assistente Scene Sara Lazzaro Danzuso – Assistente Costumi Giuseppe Adorno Produzione MADÈ IN COLLABORAZIONE CON ACCURA TEATRO La storia dell’occidente comincia in salita. È una guerra. Quella di Troia. Quasi un atto fondativo, a vedere come poi la nostra vicenda umana si è dipanata. E tutto parte, mitologicamente parlando da una vendetta. Piccola vendetta di una donna amareggiata, dea dei litigi e degli scontri, protettrice dei dissing, divina Eris, sorella di quell’ Ares, principe delle guerre totali che tanto (troppo) abbiamo venerato in questi millenni di racconto umano. E l’offesa è tosta, di quelle che anche oggi consumano e dividono le famiglie, massacrano parentele, allontanano cugini da cugini, zii da nipoti, nuore da suocere. L’offesa è che nessuno ha invitato questa povera donna alle nozze dell’eroe Peleo e della ninfa marina, Teti, figlia di Nereo, sorella di 50 fanciulle. E del resto come si fa ad invitare la dea della discordia ad un matrimonio, all’ evento per eccellenza che celebra l’unione, e che cementifica a tal punto che in futuro si minaccerà coloro che oseranno dividere. Peleo e Teti sono gli sposi, genitori di quel tale Achille che morirà ucciso da una freccia mortale scagliata proprio da quel Paride che da una vita dedita alla pastorizia sarà trascinato da 3 superbe e capricciose dee a decidere ciò che un uomo non dovrebbe (non potrebbe) mai decidere: scegliere la più bella. Si, lo farà, il bel giovanotto. Ahimè. Sceglierà. Perché la più furba delle dee, che ben conosce che ascendente il potere dell’Amore ha sui bellimbusti di belle speranze, gli promette la passione, il fuoco della donna mortale che tutti desiderano. È la spartana, bella delle belle, Elena, moglie del povero Menelao. È da qui, incredibile ma vero, che tutto nasce. È da qui che tutto parte. È da qui che è possibile tentare di rintracciare noi stessi. È da qui che vogliamo partire per capire (capirci) un po’ di più.
4 date disponibili
09/04/2026 - 12/04/2026
Teatro Arcobaleno
I Legnanesi - Promessa d'amore
I Legnanesi - Promessa d'amore
VIVISPETTACOLO 2025/2026 La trama del nuovo spettacolo de I LEGNANESI non vuole essere una rivisitazione in chiave moderna del più celebre romanzo di tutti i tempi: “I promessi sposi” , ma un omaggio alla capacità di analisi profonda dei sentimenti del suo autore: Alessandro Manzoni, chiamato simpaticamente dagli amici lombardi “Lisander”. È un viaggio nei sentimenti più profondi questa storia che inizia con una notizia incredibile annunciata da un Giovanni triste ed abbattuto e accettata con stupore e clamore da un’effervescente e sempre in forma Mabilia e con gioia incontenibile da una Teresa spumeggiante come mai abbiamo visto! Forse i nostri consorti Teresa e Giovanni per uno strano errore di scartoffie comunali non sono mai stati sposati…vi immaginate? Come sarebbe la vostra vita se un giorno qualcuno vi comunicasse che la persona con la quale credete di essere sposati da più di 40 anni non è mai stata la vostra, o il vostro consorte? Provate a pensare all’impatto che questa notizia potrebbe avere sulla vostra vita e quella dei vostri figli! Un caos, una bomba, una miscela esplosiva di malintesi, imprevisti, gag divertenti e colpi di scena ci travolgeranno in un gioco di identità confuse dove ognuno giocherà un ruolo diverso dal proprio ma rimarrà sempre se stesso, fedele ai propri sentimenti…confermando quello che diceva appunto Il Manzoni: “ il cuore é un guazzabuglio”!
1 date disponibili
12/04/2026
Teatro Olimpico
Mia mamma fa il notaio, ma anche il risotto
Mia mamma fa il notaio, ma anche il risotto
VIVISPETTACOLO 2025/2026 “Se guardando negli occhi mia madre non avessi paura di restare intrappolato, come dentro a uno specchio guarderei più spesso mia madre negli occhi e lei avrebbe meno paura di invecchiare.” Moscerino da grande vuole fare l'attore, vive in una casa piena di specchi e ha per amica la sua biblioteca, Biblì, che ogni giorno sa trovargli nuove parole con cui giocare. Tutto bene, no? No. Moscerino non sa parlare alla sua mamma e non c'è verso che la sua mamma, un notaio importante e sempre indaffarato, parli con lui. Il desiderio di comunicare, in ogni modo e con ogni mezzo, lo accompagna negli anni, di storia in storia, tra Achei e nutrie, musica e matematica, cosmologi che si innamorano di terrapiattiste e terribili commissioni d'esame a cui affidare il proprio futuro. La guida in questo strampalato viaggio di formazione è una sola: la poesia, che è anche l'ultima chiave per permettere alla mamma e a Moscerino di guardarsi finalmente negli occhi. “Mia mamma fa il notaio, ma anche il risotto” è uno spettacolo che combina i linguaggi della poesia performativa e del teatro canzone per raccontare una favola di formazione che si confronta con le paure e i desideri della generazione Z. Filippo Capobianco è campione italiano 2022 e attuale campione del mondo di poetry slam. Nato a Pavia nel 1998, dopo la laurea in fisica conseguita presso l'università di Pavia si dedica alla formazione artistica, studiando tra gli altri con Gabriele di Luca, Giuliana Musso, Giulia Tollis, Chiara Vitti, Andrea Campelli e Monica Bonomi. Dal 2021 si dedica con costanza alla poesia performativa, arrivando a vincere la 17esima edizione della Coupe du Monde di poetry slam di Parigi e presentando i propri lavori in collaborazione con Fondazione Corriere della Sera a BookCity Milano, all'Università Cattolica di Milano e sulla testata nazionale "La Lettura". Nel 2022 esordisce con lo spettacolo "Mia mamma fa il notaio, ma anche il risotto". Lo spettacolo è stato scelto nella rassegna Under 35 dell'Hystrio Festival 2023 ed ha vinto il FringeMi Festival 2024. È stato presentato a New York e sul palco del teatro Elfo Puccini di Milano.
1 date disponibili
13/04/2026
Teatro Vittoria
Papaveri rossi
Papaveri rossi
VIVISPETTACOLO 2025/2026 Fucili e mitragliatrici, ma anche libri di scuola, spettacoli teatrali, donne alla guida dei camion, bambini e soldati insieme. Tutto questo è il Secondo Corpo d’Armata Polacco, guidato dal Generale Władysław Anders. Una storia vera a cui è dedicato lo spettacolo “Papaveri rossi”, nuova produzione di Teatro Pubblico Ligure ideata da Sergio Maifredi, regista e autore del testo insieme a Massimiliano Cividati, che lo interpreta, con la consulenza storica di Krystyna Jaworska. Sulla scena le parole si uniscono alla musica originale composta ed eseguita dal vivo da Gennaro Scarpato alle percussioni e Andrea Zani al pianoforte. Nell’80° anniversario della battaglia di Montecassino, debutta in prima nazionale il 27 marzo 2024 al Teatro Litta – Manifatture Teatrali Milanesi di Milano e l’11 novembre al Teatro Vittoria di Roma, giorno della Festa dell’Indipendenza, in cui la Polonia commemora l'anniversario della Seconda Repubblica di Polonia, 123 anni dopo la spartizione della Polonia nel 1795 da parte di Russia, Prussia e Austria. «Il mio viaggio verso la Polonia – racconta Sergio Maifredi - è partito da Genova molti anni fa grazie all’amicizia con Pietro Marchesani che all’Università di Genova era direttore dell’Istituto di polonistica. Arrivato in Polonia per la prima volta nel 2005 per lavorare in teatro a Poznan, rimasi stupito del fatto che lì molte vie erano intitolate a Montecassino; nelle biblioteche, nelle librerie c’erano libri su Montecassino. Ma che centravano i Polacchi con Montecassino? Da questa domanda ho iniziato a studiare e a scoprire una storia, quella del Secondo Corpo d’armata del generale Anders che in Italia non si conosce o non si vuole raccontare. Per me ora è un onore che l’Istituto Adam Mickiewicz e il Ministero della Cultura e del Patrimonio della Polonia abbiano sostenuto questo mio progetto di portare in scena questa grande storia nell’80º anniversario di Montecassino che avrà il suo debutto nazionale a Milano e sarà poi a Roma nel giorno dell’indipendenza della Polonia. Sono felice che parta con l’anteprima nazionale proprio da Genova, dalla mia città e dal Teatro che considero il mio laboratorio culturale». Il Secondo Corpo d’Armata Polacco viene costituito nella seconda parte del 1941 nella Russia centrale e all’inizio del 1942 si mette in marcia verso sud. È formato da circa 120.000 uomini, donne e bambini che erano rinchiusi nei gulag e nei campi di lavoro, ceduti da Stalin alla causa degli alleati senza preoccuparsi della fine che avrebbero fatto: la gran parte degli uomini costituirà l’esercito combattente al fianco di Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Unione Sovietica e Cina. Dopo la seconda guerra mondiale saranno chiamati “pellegrini della libertà”. Ma perché i polacchi erano rinchiusi nei gulag? Bisogna fare un passo indietro nella storia. Nel 1939, dopo il Patto Ribbentrop-Molotov, la Polonia viene invasa da nazisti e sovietici. I nazisti deportano gli oppositori nei campi di concentramento, i sovietici li imprigionano nei gulag. Nel giugno 1941, con il cambio di alleanze dell’Urss, sono in parte liberati ed è loro proposto di far parte di un esercito polacco dipendente dal governo di Londra. Anders viene chiamato a costituire l’esercito. Accetta, a patto di portare con sé anche le donne, i bambini e gli anziani: se fossero rimasti nei gulag sarebbero andati incontro a morte certa. Così nasce il 2° Corpo d’Armata Polacco. Il lungo cammino contempla anche lezioni scolastiche, concerti, teatro che viene definito “di servizio” perché il Generale sa che la resistenza passa attraverso la cultura. Tra i suoi più vicini collaboratori, vi erano intellettuali di prim’ordine come il capitano Józef Czapski, pittore e scrittore pacifista, nominato capo del Reparto cultura e stampa dell’armata, o come il soldato Gustaw Herling-Grudziński che non entra nell’ufficio propaganda scegliendo di combattere armi in pugno, futuro autore di “Un mondo a parte” sulla terribile esperienza dei gulag. Attraversano Uzbekistan, Kirghizistan, Kazakistan, Iran, Iraq, Siria, Libano, Palestina, Egitto. In Medio Oriente molti profughi e interi orfanotrofi, partono verso l’Africa, l’India, il Messico e la Nuova Zelanda dove sono allestiti per loro appositi campi e villaggi. Nel dicembre del 1943 la colonna arriva in Italia: “un frammento di Polonia libera”, così scrive Jadwiga Domańska, l’attrice alla direzione della compagnia teatrale dell’armata, che sbarca a Taranto. Il 18 maggio 1944 combattono a Montecassino e sfondano la linea Gustav: sconfiggono i tedeschi e aprono la strada agli alleati verso la liberazione di Roma e del resto dell’Italia. Chi sopravvive prosegue e combatte a Loreto e Bologna. Quando hanno deciso di seguire Anders, hanno accettato ogni rischio in nome della libertà della Polonia e dell’Europa. Da allora Montecassino fa parte della storia della Polonia. La battaglia fu combattuta in primavera, fra i monti e prati coperti dal verde e dai colori dei fiori. Fra i soldati c’erano poeti, scrittori, attori, musicisti, intellettuali democratici che si erano opposti ai totalitarismi e alla dittatura. Uno di loro, Feliks Konarski, la notte della battaglia finale tra il 17 e il 18 maggio 1944, sulle pendici della dell’Abbazia scrive “Papaveri rossi a Montecassino”, destinata a diventare la più popolare canzone di resistenza antinazista e antisovietica in Polonia, brano che crea una singolare eco con altri versi molto noti in Italia scritti da Fabrizio De André. Le musiche dello spettacolo “Papaveri rossi” sono eseguite dal vivo da Andrea Zani e Gennaro Scarpato, che oltre ad avere composto brani originali, eseguono un ragtime di Luckey Roberts (“The Music Box Rag”), alcuni brani di F. Chopin, compositore polacco, canzoni popolari russe e polacche (“Oci ciornie”, “Bog Sie Rodzi”), canzoni celebri dell'epoca (“Lili Marleen”), e naturalmente la canzone “Czerwone Maki na Monte Cassino” (“Papaveri rossi a Monte Cassino”). Della lunga colonna di Polonia democratica itinerante, molti muoiono di freddo, altri di tifo, altri sui campi di battaglia, dove ora sorgono cimiteri di soldati polacchi. Una bambina, la piccola Irene, piange alla vista di un orsacchiotto e i soldati le trovano un orso di pezza. Ma lei ne aveva visto uno vero, cucciolo, che le viene donato, cresce con la truppa e diventa pacifico come il più domestico dei plantigradi, ma pronto a diventare un fedele compagno di battaglia. In Italia l’orso Wojtek, regolarmente immatricolato, trasporterà gli obici e i proiettili più pesanti. A Baghdad l’8 maggio 1943 va in scena il primo di tanti spettacoli teatrali, “Qui è la Polonia” di Herminia Naglerowa, artista reduce dal gulag e ausiliaria, pubblicizzato in tutta la città con manifesti in polacco, inglese e arabo. Da allora, il Teatro Drammatico del Secondo Corpo d’Armata si esibisce a Nazaret, Tel Aviv, in Egitto davanti alla Sfinge, Bari, Taranto, Senigallia, Gallipoli, Ancona, Matera, Faenza, Predappio, Ravenna, Forlì, Fermo, Recanati, Modena, Bologna, tra i tanti luoghi di questa strana ed eccezionale tournée. I soldati combattono dopo avere assistito a un concerto o a uno spettacolo (da Shakespeare a Gozzi e Goldoni, con molti testi e adattamenti scritti dagli ex deportati). La compagnia costituisce un caso unico nella storia del teatro. Il Generale Anders combatte e intanto nutre una società civile. Alla fine della guerra va in esilio con gran parte della sua armata in Gran Bretagna e alla sua morte a Londra, nel 1970, chiede di essere sepolto a Montecassino insieme ai suoi soldati, dov’è scolpita nella pietra la frase: “Per la vostra e la nostra libertà, noi soldati polacchi abbiamo dato l’anima a Dio, il corpo all’Italia e il cuore alla Polonia”.
6 date disponibili
14/04/2026 - 19/04/2026
Teatro Vittoria
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